Metacognizione. La ricerca psicologica attuale, dopo fasi storiche segnate da un interesse principalmente orientato verso le strutture ed i meccanismi mentali, evidenzia anche come sia importante stimolare la capacità di rendersi conto dei processi e delle strategie cognitive necessari per inquadrare, comprendere, rappresentare e risolvere un problema, allo scopo di verificare l’attendibilità della soluzione ottenuta. Questo àmbito di ricerca viene denominato genericamente “metacognizione”, anche se, a rigore, tale parola dovrebbe significare “riflessione su quel che si sa”. Esistono àmbiti diversi della metacognizione che possono essere oggetto di separata analisi; fra questi una distinzione quasi universalmente accettata riguarda, da un lato, i processi metacognitivi di controllo che guidano l’effettivo funzionamento cognitivo e, dall’altro, l’insieme delle riflessioni sul funzionamento cognitivo che un individuo ha sviluppato, in quest’ultimo caso si parla di “conoscenza metacognitiva”. La conoscenza metacognitiva riguarda potenzialmente tutti gli àmbiti del funzionamento cognitivo: memoria, linguaggio, attenzione, ragionamento ecc… Alcune strategie metacognitive evidenti nell'àmbito del problem solving sono: a) la capacità di orientarsi o di inquadrare il problema; di esaminarne le caratteristiche, il significato, le competenze che coinvolgono la sua risoluzione, i percorsi risolutivi possibili, le esigenze varie (anche concrete) cui si sta per andare incontro (in termini di tempo, per esempio, o di materiali); dunque una riflessione sui preliminari; b) la capacità di pianificare l'attività risolutiva; quando non si ha a disposizione un immediato metodo risolutivo, occorre progettarne uno, quantificando le successive operazioni che permettono di raggiungere l'obiettivo prefissato. Non si tratta tanto di pianificare la strategia risolutiva, quanto il modo di organizzarsi e di organizzare le proprie risorse in termini di fonti di conoscenza, di tempo, di strumenti, per riuscire ad individuare una soluzione e per poterla difendere mediante una valida argomentazione; c) La capacità di monitoraggio; riflettere sul proprio comportamento durante la fase di risoluzione del problema, mettendosi in grado di modificarlo, cioè di correggere il tiro, lo stile, tenendo d’occhio sia lo scopo del lavoro sia l’obiettivo prefissato; d) la capacità di valutare il lavoro fatto o che si va facendo; ovvero confrontare i risultati, parziali o totali, via via conseguiti (ed i metodi adottati) con gli obiettivi prefissati, avendo anche la capacità di autocritica, soprattutto se, alla fine, il risultato non è congruo al testo del problema.
