Inconscio (gruppoanalisi)


Brown e Zinkin, nell’introduzione al volume La psiche e il mondo sociale (1994), sostengono che “la gruppoanalisi è un tentativo di estendere la psicoanalisi, per la quale l’attenzione è concentrata sul mondo interno del singolo paziente, ad una concezione alquanto diversa dell’individuo come un essere in interazione dinamica con altri, in vari tipi di raggruppamenti sociali”.
Scrive Foulkes: “come gruppoanalisti non condividiamo la giustapposizione psicoanalitica di una realtà psicologica “interna” e di una realtà fisica o sociale “esterna”, che, per la psicoanalisi, ha molto senso. Quello che è dentro è fuori, il “sociale” non è esterno bensì anche molto interno e penetra l’essenza più interna della personalità individuale”.
Secondo Foulkes, il mondo esterno permea e impregna tutte le strutture psicologiche del singolo individuo, il quale finirà non solo con l’abitare il sociale ma anche con l’essere abitato dal sociale che quotidianamente lo attraverserà intenzionandone i comportamenti, gli atteggiamenti, i pensieri, le azioni, sogni, etc.
Scrive Foulkes:  “[...]ciascun individuo…. è essenzialmente e inevitabilmente determinato dal mondo in cui vive, dalla comunità, dal gruppo, di cui egli costituisce una parte. [...] La vecchia contrapposizione tra mondo esterno e mondo interno, costituzione e ambiente, individuo e società, fantasia e realtà, mente e corpo non può essere mantenuta”.
Foulkes parte dalla distinzione tra “inconscio sociale” e “inconscio freudiano” collocando quest’ultimo nell’Es. Abbandona l’ipotesi di un conflitto tra pulsioni (dimensione biologica) e coscienza (dimensione culturale), dal momento che è lo stesso Es freudiano ad avere una componente sociale.
A differenza dell’inconscio freudiano che è sia rimosso che inconscio, l’inconscio sociale postulato da Foulkes è inconscio (perché fuori dalla coscienza) ma non per forza rimosso. In un certo senso Foulkes, nell’asserire che l’inconscio è strutturato dall’esterno, sembra accostarsi al pensiero di Lacan secondo il quale l’inconscio è strutturato dal linguaggio (quindi, pur sempre, da qualcosa di esterno).


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