Inconscio
C. A. Crusius (1715-1773), filosofo e teologo, divide le facoltà dell’anima in due classi: quella del pensiero e quella della volontà. Dal suo punto di vista, la coscienza è una facoltà interiore di sentimento e la percezione esterna può procedere senza che sia evocata tale consapevolezza interiore.
Kant (1724-1804) suggerisce che le attività creative del genio siano guidate da una “finalità” inconscia.
F.W.J. von Schelling (1775-1854), rappresentante della scuola tedesca della Naturphilosophie, considera la natura inconscia come mente potenziale: intelligenza in corso di sviluppo. Lo sviluppo dell’idea delle mente inconscia durante i secoli diciottesimo e diciannovesimo segue due indirizzi principali.
Il primo continua l’esame scientifico dei fatti dettagliati avvicinando con cautela i processi mentali inconsci, partendo da fatti chiaramente noti della vita conscia. Questa è la direzione presa da pensatori quali: Leibniz, Kant, Wundt, Fechner e molti altri ancora che contribuirono alla cosiddetta scuola “induttiva”.
Il secondo indirizzo presenta filosofi che cercarono di identificare con un colpo solo il carattere di tutti i processi inconsci, tanto nella natura nel suo complesso,quanto nella mente umana (sia individuale che collettiva). Gli esempi più importanti nell’ambito della filosofia sono Hegel, Schelling, Schopenhauer, Nietzsche.
Le dispute tra le due scuole furono zeppe di equivoci, perché entrambi i punti di vista erano indispensabili.
La nascita di un termine relativamente banale può segnare un nuovo orientamento nel pensiero, e W. B. Carpenter (1813-1885), medico e naturalista inglese parla di “cerebrazione inconscia”: un’azione riflessa inconscia del cervello, o un processo di modificazione del cervello, di cui soltanto i risultati entrano nella consapevolezza.
G. T. Fechner (1801-1887), psicologo tedesco, paragona la mente ad un iceberg sommerso per la maggior parte e mosso sia dalle correnti nascoste sia dai venti della consapevolezza.
W. M. Wundt (1832-1920), fisiologo tedesco, sviluppa le idee di Fechner tra il 1860 e il 1880, sostenendo che noi diventiamo consci delle nostre attività principalmente attraverso la resistenza e il conflitto, cioè attraverso la loro frustrazione.
F. Nietzsche (1844-1890), propone il termine “Es” per definire gli elementi impersonali della psiche soggetti alla legge naturale
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