Oggi viviamo in una società omologata al tempo virtuale, al tempo tecnologico, quello esterno, razionale, maschile, scandito dal ticchettio dell’orologio ormai inesorabile ed imprescindibile.
Ma la società è composta da soggetti, uomini e donne, che oltre a dover vivere in sequenze temporali socialmente riconosciute e standardizzate, vivono ritmi biologici, all’interno dei quali il tempo psichico è quello che nasce dai processi interni e che dipende dalla personalità di chi vive quel tempo e dal contesto in cui lo vive . In tutte le sue componenti : mentali, emotive, razionali, ideative, volitive, mnemoniche è sempre breve il tempo quando la dimensione è intensa, piacevole, intima, ed è sempre lungo il tempo dell’attesa, della rabbia, della noia, del dolore).
Il tempo interno non è il TIC TAC delle lancette, sempre regolari, uguali, precise, identiche, immutabili, ma è il TUM TUM del battito del cuore, accelerato o rallentato; è il tempo della maturazione della vita intera, del permanere. E’ il tempo femminile.
Come femminile è sempre la fatica. Sono le donne che da sempre e sempre di più devono continuamente conciliare, integrare, far coesistere il giusto tempo del lavoro e delle esigenze produttive (tic tac) con il tempo della riproduzione ed assistenza della procreazione, della nascita, della cura ( tum tum).
In una società tecnologica, definita “universo fluido”, in cui non c’è tempo per il tempo interno, reale, ma solo per quello esterno, virtuale, innaturale, accelerato , del tutto e subito, la dimensione del passato sembra essere solo “roba scaduta” e quella futura, priva di senso poiché il tempo artificiale riproduce solo se stesso...
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